Ho avuto la fortuna di analizzare per grandi linee il ruolo dell’intellettuale umanista e la sua funzione nella società. Mi trovo perfettamente d’accordo con quello che dice Edward Said è cioé che l’intellettuale laico dovrebbe essere una “sentinella” che controlla il flusso degli avvenimenti, della società senza però farsi “bagnare” da questo flusso.
“In sostanza, l’intellettuale [...] non è né un pacificatore né un artefice di consenso, bensì qualcuno che ha scommesso tutta la sua esistenza sul senso critico, la consapevolezza di non essere disposto ad accettare le forumule facili, i modelli prefabricati [...]. Una capacità che non si riflette soltanto nel rifiuto passivo, bensì nella volontà attiva di usare la parola in pubblico. Non si tratta sempre e comunque di opporre la propria critica alla politica di governo; piuttosto, di pensare che la vocazione dell’intellettuale consiste nel mantenere uno stato di vigilanza costante, di indisponibilità perenne…”. (E. Said, Dire la verità. Gli intellettuali e il potere pp 36-37)
Il punto è che l’intellettual,e oggi più di ieri, ha coscienza diversa, molto più ampia della realtà ma nel contempo è più esposto e disposto, forse, a vendere la propria mente, trasformandosi in un automa, a quelle poche persone che oggi amministrano la comunicazione.
“Niente mi sembra più riprovevole dell’abito mentale che induce l’intellettuale a voltare la faccia dall’altra parte, tipico modo di evitare una posizione difficile che sappiamo essere giusta nei principi, ma che decidiamo di non fare nostra. Perché non vogliamo mostrarci troppo schierati politicamente, abbiamo paura di apparire polemici, ci serve il plauso del capo o di un’altra figura di potere, vogliamo conservare il nostro buon nome di persona equilibrata, oggettiva, moderata;[...].E un bel giorno, speriamo di ricevere un titolo onorifico, un premio importante, forse la carica di ambasciatore. Questa è, per eccellenza, la mentalità che induce un itellettuale alla corruzione…” (E. Said, Dire la verità. Gli intellettuali e il potere pag. 107)
Vendersi, concedersi al potere non annichilisce soltanto la nostra capacità critica ma trascina con sè la coscienza di chi riceve l’informazione. Questo perché siamo abituati ad abbassare la testa davanti all’esperto, al professionista allo specialista.
“Una volta costretti ad ascoltare in continuazione esperti patentati che spiegano che la libertà cui noi tutti aspiriamo richiede la deregulation e le privatizzazioni oppure la guerra e che il nuovo ordine mondiale coincide addirittura con la fine della storia, è raro che sorga in noi il desiderio di sottoporre a questo ordine richieste individuali e collettive.” (Edward Said, Umanesimo e critica democratica pag. 158)
Shukran
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