Sulla soglia di casa

•15 Dicembre 2009 • 1 Commento

E se non fossi nato in questo contesto culturale? Penso che forse non avrei avuto la “sensibilità” medesima per rimanere in stallo. Perché il discorso è lungo o non tanto dipende dal pubblico. Io lo conosco, il mio, tanto basta.

Capita, e non di rado, che mi fingo un bambino e non chiedo se non di sentire qualcuno parlare, non importa su cosa, ma in un modo deciso. E capita che per un attimo spengo il filtro e mi lascio trascinare e comincio a interagire con le domande che i bambini hanno più grande di loro, le domande che da grandi ti fanno marcire il capo.

Quelle domande anche stupide che riguardano la grandezza dei baffi del barbuto Iddio, dei miti della terra dove sei nato, ed esclamare infine “ma insomma se non lo vedo almeno ditemi dove lo posso trovare!”.

Queste storie sono così perdutamente umane che ti chiedi se alla fine non si sta bene così perché forse questo è il senso. Ma questa è una depressione o una gioia? In entrambi i casi fino alla morte la soluzione la troverai altrove, fuori da tutto Questo.

Vino vecchio

•4 Dicembre 2009 • 6 Commenti

Si è sempre detto, da quando ricordo, che chi beve solo muore solo.  La bevuta in compagnia è costante realtà in molte aree.  Il “bicchierino” di vino non è mai stato lasciato solo: l’uomo si alza, prendere un altro calice, lo posa sul tavolo, riempie. Tutto in modo non conscio, automatico, culturalmente istintivo. Sono immagini più vecchie di me e solo adesso capisco che chi beve solo muore solo non quantitativamente ma solo, dimenticato.

Foto di Baccante_brilla

La poesia è poesia quando porta in sé un segreto

•28 Novembre 2009 • 1 Commento

Con i guanti mi trattano

•3 Novembre 2009 • 3 Commenti

Sto cercando, in questi giorni, ma con poco successo, di ignorare tutto quello che gli organi di informazione vanno dicendo sulla nuova e temutissima influenza. Se non altro registro, senza troppa meraviglia, che l’informazione è sempre più lontana dal dire la verità, qualunque sia, ed è sempre più vicina all’informazione di ampia tiratura. La notizia viaggia sul filo della paura: romeni e albanesi che di colpo diventano i cattivi dell’umanità, boom di cani killer, violentatori folli in tutti gli angoli della strada, ipocondria dilagante ossessiva. Oggi su tutte le testate italiane il bollettino dei morti, i particolari clinici e anche dati che riguardano la vita delle persone scomparse. Identità, memoria, cosa diranno tra dieci anni dell’Italia del 2009? Non che mi stia particolarmente a cuore questa nazione ma ci vivo e per forza di cose subisco quel che passa il convento tant’è che me ne sono fatto una ragione e per grazia di quest’ultima mi incazzo. Mi sento guinzagliato da chi deve farmi credere qualcosa perché è così. Da un lato i governi dall’altro l’informazione che è sempre più legata con questo o quel potere. La colpa è di quel pazzo dei giorni nostri che ha scoperto che informare significa in realtà dare forma, plasmare. Sadici, masochisti, scoptofili, cropofiliaci: questo siamo. E oggi in biblioteca le chiavi del cassetto me le hanno passate con i guanti in lattice. Lo usassero per mettere fine all’umanità, il lattice.

Le stagioni

•2 Giugno 2009 • Lascia un Commento

[...]

Il mio sogno non sorge mai dal grembo
Delle stagioni, ma nell’intemporaneo
Che vive dove muoiono le ragioni
E Dio sa s’era tempo; o s’era inutile.

Eugenio Montale [Satura]

Broken Clock is a Comfort di {Just Call me S}

Birilli

•6 Maggio 2009 • Lascia un Commento

Capita di andare a fare certi controlli e capita che questi tipi di controlli ti trasformino in un imbecille rincoglionito tutto sommato simpatico.
Ora, farsi controllare il birillo è meno invadente che farsi controllare la pomme de terre ma a me hanno assegnato il birillo e tanto basta. Insomma te lo tieni, il dottore ispeziona, parlicchiate, esprimi dubbi, ti fai ordinare qualcosa anche se l’incamiciato non lo ritiene necessario.
E’ nel momento in cui ti viene consegnata la ricetta che tu, provi a fare la figura del gentile facendone una da imbecille in realtà, allunghi la mano per stringerla al dottore e questi la stringe per poi ritrarla alla velocità del suono. Me ne sono accorto subito e mi sono sentito un eroe.

Peccato che prima di uscire l’abbia strigliato a dovere, profumava di pesca.

“Io ce l’ho profumato…”.

Conato slegato #1

•1 Maggio 2009 • Lascia un Commento

Ci sono certe notti in cui esaltato come un dannato, dopo una serata a rum e vodka, stai sulla tua utilitaria, non di ultimissima ma, di nuova generazione e per via dello stereo e del climatizzatore te ne torni a casa con il sorriso, la strada per casa deve essere lunga tanto è piacevole rilassarsi in quelle condizioni. Ci sono altre sere in cui, e solo una di queste sere mi avrebbe portato a scrivere questa cosa, la strada gialla delle luci e dei riflessi sull’asfalto umido diventa una tortura perché quella sera sei uscito con la macchina di campagna spifferosa, un frigorifero ambulante. E’ quasi come tornare a casa a cavallo ma tu, quella sera, proprio a cavallo non ci volevi tornare. Le mani che si tengono stanche a quel volante freddissimo si piegano a gancio e tu cadi ricurvo a faccia avanti formando quella buffa gobba, sotto il giubbotto di tutti i giorni, nella quale si incassa la testa. La strada diventa un lento scorrere, logorante, scandito solo dal tuo sbuffare. La botta di grazia è mettere in stalla il cavallo perché, sarà il freddo preso per strada, la prima cosa che desideri è buttarti a letto.

Dire la verità

•22 Aprile 2009 • Lascia un Commento

Ho avuto la fortuna di analizzare per grandi linee il ruolo dell’intellettuale umanista e la sua funzione nella società. Mi trovo perfettamente d’accordo con quello che dice Edward Said è cioé che l’intellettuale laico dovrebbe essere una “sentinella” che controlla il flusso degli avvenimenti, della società senza però farsi “bagnare” da questo flusso.

“In sostanza, l’intellettuale [...] non è né un pacificatore né un artefice di consenso, bensì qualcuno che ha scommesso tutta la sua esistenza sul senso critico, la consapevolezza di non essere disposto ad accettare le forumule facili, i modelli prefabricati [...]. Una capacità che non si riflette soltanto nel rifiuto passivo, bensì nella volontà attiva di usare la parola in pubblico. Non si tratta sempre e comunque di opporre la propria critica alla politica di governo; piuttosto, di pensare che la vocazione dell’intellettuale consiste nel mantenere uno stato di vigilanza costante, di indisponibilità perenne…”. (E. Said, Dire la verità. Gli intellettuali e il potere pp 36-37)

Il punto è che l’intellettual,e oggi più di ieri, ha coscienza diversa, molto più ampia della realtà ma nel contempo è più esposto e disposto, forse, a vendere la propria mente, trasformandosi in un automa, a quelle poche persone che oggi amministrano la comunicazione.

“Niente mi sembra più riprovevole dell’abito mentale che induce l’intellettuale a voltare la faccia dall’altra parte, tipico modo di evitare una posizione difficile che sappiamo essere giusta nei principi, ma che decidiamo di non fare nostra. Perché non vogliamo mostrarci troppo schierati politicamente, abbiamo paura di apparire polemici, ci serve il plauso del capo o di un’altra figura di potere, vogliamo conservare il nostro buon nome di persona equilibrata, oggettiva, moderata;[...].E un bel giorno, speriamo di ricevere un titolo onorifico, un premio importante, forse la carica di ambasciatore. Questa è, per eccellenza, la mentalità che induce un itellettuale alla corruzione…” (E. Said, Dire la verità. Gli intellettuali e il potere pag. 107)

Vendersi, concedersi al potere non annichilisce soltanto la nostra capacità critica ma trascina con sè la coscienza di chi riceve l’informazione. Questo perché siamo abituati ad abbassare la testa davanti all’esperto, al professionista allo specialista.

“Una volta costretti ad ascoltare in continuazione esperti patentati che spiegano che la libertà cui noi tutti aspiriamo richiede la deregulation e le privatizzazioni oppure la guerra e che il nuovo ordine mondiale coincide addirittura con la fine della storia, è raro che sorga in noi il desiderio di sottoporre a questo ordine richieste individuali e collettive.” (Edward Said, Umanesimo e critica democratica pag. 158)

Shukran

Uniti Dopo Cena

•21 Aprile 2009 • Lascia un Commento

UDC

Ringrazio la sempre originale Hooverine per la simpatica segnalazione

All’intellettuale organico che vuole la guerra

•19 Aprile 2009 • Lascia un Commento

“Il miglior correttivo, come diceva Dr. Johnson, consiste nell’immaginare la persona di cui si sta parlando, in questo caso la persona sulla cui testa cadono le bombe, mentre legge le tue parole in tua presenza”.

(Edward Said,“Umanesimo e critica democratica” pag. 163)